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Animali come divertimento: La caccia e la pesca

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Cacciare vuol dire andare in giro per boschi e campagne e sparare agli animali, possibilmente uccidendoli. I cacciatori in Italia sono attualmente circa 700.000, poco più dell’ 1% della popolazione. Le persone che odiano la caccia sono 80 volte di più.
Chi vive nelle grandi città non sa cosa sia la caccia perché non vede cosa succede tra settembre e gennaio nelle campagne e in montagna: appena sorge il sole si sentono i primi spari e chi vive in zone di caccia spesso si trova i pallini in giardino se non addirittura in casa. Quando si va a fare una passeggiata si vedono animali morti in putrefazione perché spesso i cacciatori, sparando, non uccidono immediatamente ma condannano l’animale a una dolorosa e lenta agonia. Si trovano bossoli dappertutto e i cacciatori, che spesso sono maleducati e arroganti, sparano anche in vista di persone e animali da compagnia.
Questi signori che si divertono a uccidere hanno pure il coraggio di andare in giro a dire che loro sono amanti della natura. Non si capisce, allora, perché questi stessi signori non si vedono mai in giro ad ammirare gli animali e la flora nei mesi di divieto di caccia. Se fossero così amanti della natura come dicono, li si vedrebbe passeggiare tutto l’anno con binocoli e macchine fotografiche, non con strumenti di morte!

I cacciatori sostengono che non c’è differenza tra mangiare un pollo e un fagiano e che quindi il cibo preferiscono ucciderlo con le loro mani. Se è vero che la vita di un pollo è importante tanto quella di un fagiano (e quindi non bisogna uccidere e mangiare né uno né l’altro), possiamo stare certi che i cacciatori mangiano sia uno che l’altro. Insomma, oggi non si caccia più perché si sta morendo di fame ma perché si prova piacere ad uccidere. Se fosse solo il piacere di sparare che spinge i cacciatori ad andare in giro vestiti come Rambo, potrebbero andare a sparare ai poligoni di tiro, dove sicuramente si divertirebbero di più e non farebbero male agli altri.

Tra l’altro, ogni anno, non solo muoiono milioni di animali a causa della caccia, ma anche molti uomini. I cacciatori, infatti, si sbagliano un po’ troppo spesso e capita che si ammazzino tra loro (soprattutto durante la caccia al cinghiale). Capita, però, che ci vada di mezzo anche gente innocente, fungaioli scambiati per cervi o persone sdraiate a riposare in mezzo ai cespugli.

Spesso i cacciatori usano anche cani come aiuto nella caccia. Alla fine della stagione venatoria i canili si riempiono di cani da caccia abbandonati (cani vecchi che non servono più o paurosi degli spari). I cani da caccia fanno spesso una vita infame. Tenuti rinchiusi o alla catena per mesi e mesi, vengono usati solo nel periodo di caccia. Anche chi dice di amare il suo cane, non lo può lasciare correre durante l’estate: essendo i cani da caccia addestrati ad inseguire animali selvatici, disturberebbero la fauna selvatica nei periodi di ripopolamento, e quindi è impossibile per loro andare in giro liberi.

Un’altra assurdità che amano sostenere i cacciatori è che la caccia sia uno sport. Uno sport prevede una competizione. Con chi gareggiano i cacciatori? Armati fino ai denti, con mezzi tecnologici raffinati, con ridicole tute mimetiche che sembrano quelle dei marines, con chi gareggiano? Con animali pacifici, totalmente ignari del pericolo, che stanno solo pensando a dove trovare un po’ di cibo per sopravvivere all’inverno. Ecco chi sono i loro avversari: piccoli, impauriti esseri indifesi. Complimenti, ci vuole un bel coraggio a dire che la caccia sia uno sport!

L’ultima, grande bugia che dicono i cacciatori è che se non ci fossero loro non ci sarebbero più animali selvatici. Dicono questo perché poco prima dell’apertura della stagione venatoria i cacciatori liberano sul territorio animali che hanno allevato qualche mese prima. Credono di essere, così, i salvatori della natura. Bei salvatori! Se nessuno sparasse più agli animali, se gli animali fossero lasciati liberi di riprodursi per qualche anno, i nostri boschi sarebbero bellissimi, le nostre campagne piene di uccellini, leprotti, volpi e fagiani. Chi ama veramente la natura sa bene che gli animali sono parte integrante della natura. Non esiste natura senza animali e l’unico modo di amarla è quello di proteggerne gli abitanti, uno per uno.


la pesca


Quando si pensa ad un pescatore che pesca, si immagina un bellissimo paesaggio, con un fiume o un lago che cullano i pensieri, un mondo di pace e relax. Il pescatore è uno che pensa, una specie di saggio che ama il silenzio e, come un monaco buddista, medita sui misteri della vita mentre guarda il suo galleggiante che si muove lentamente nell’acqua. Il pescatore non urla, sembra un uomo bonario, che ama la vita tranquilla e la pace della natura.
Ora, cosa sta facendo, precisamente, questo signore tranquillo?
La mattina, prima di andare a pesca, passa da un negozio e compra una scatoletta di vermi vivi. Questi animaletti, vivi, vengono infilzati in un amo, vivi, e buttati in acqua a morire lentamente. Ora, questi vermetti (che non volevano certo finire così miseramente la loro piccola vita), che ci stanno a fare sull’amo? Servono da esca per catturare i pesci che, in cerca di cibo, abboccano quando vedono qualcosa di appetitoso. Insomma, i pesci vengono presi con l’inganno e quello che a prima vista sembra un tranquillo passatempo da persone perbene, si scopre invece essere un divertimento crudele.
Spesso i pescatori non mangiano neppure i pesci che pescano, li pescano solo per sentirsi bravi, per abitudine e per divertimento.
Alcuni pescatori pescano i pesci e poi li sganciano dall’amo e li ributtano in acqua. I pesci, feriti, spesso muoiono dopo qualche giorno e comunque, anche se sopravvivono, sono stati feriti e certo non sono stati contenti del trattamento che hanno ricevuto.
Inoltre i pesci, a causa del fatto che non fanno nessun rumore e che non hanno espressioni della faccia, si pensa che non soffrano, che non abbiano niente da ridire sul fatto di essere pescati...
Alcuni studi recenti degli etologi, dimostrano, invece, che il sistema nervoso dei pesci è molto evoluto, che sentono male, che si riconoscono tra loro e che hanno una grande intelligenza.

I pescatori pensano anche che sia bello insegnare ai bambini a pescare e che la pesca sia uno sport.

Ma come per la caccia, non si pensa mai che uno sport non può essere una gara tra un pescatore armato di tutti gli strumenti tecnologici moderni e un povero animale che non ha nulla per difendersi e che se ne sta andando in giro tranquillo e ignaro del pericolo.

Se i pescatori amassero veramente la natura, come dicono, andrebbero con una maschera sott’acqua a vedere i pesci dal vivo e non starebbero a contemplare i loro cestelli pieni di pesci moribondi o morti! E se proprio amano stare a guardare l’acqua che scorre davanti ai loro occhi, perché non stanno in riva ai fiumi a guardare il paesaggio e a fare qualche bella foto?

In realtà i pescatori amano pescare, cioè uccidere. Chissà cosa vogliono dimostrare a loro stessi? Forse di essere più intelligenti dei pesci? Forse si credono uomini primitivi che per sopravvivere devono cercare il cibo così?

La prossima volta che vedete un pescatore al mare, in riva a un fiume o ad un lago, provate a chiedergli perchè si diverte ad uccidere o ferire dei poveri animali indifesi. Vedrete che non hanno nessuna risposta convincente da darvi... Occorre protestare, dire a questi signori che trovino un altro passatempo più civile e meno violento per trascorrere le loro domeniche!


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